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Etna

Peloritani

Nebrodi

Valle dell'Alcantara

Erei e dintorni

Iblei e siracusano

Madonie e dintorni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Etna

Per i siciliani l'Etna è la "montagna", e basta avere la fortuna di ammirare il suo scuro profilo che si staglia contro il blu del cielo in una limpida giornata per capire il perché di questo affettuoso soprannome.

Non si tratta solo del vulcano più alto d'Europa, ma anche di un ambiente unico ed estremamente vario. Boschi di pini larici si alternano a desolati e affascinanti campi lavici, prati verdi a foreste di faggio (che sull'Etna ha la sua stazione spontanea più a sud d'Europa), di castagno, roverella, leccio, robinia, abitate da una fauna selvatica che annovera tra l'altro gatti selvatici, volpi, conigli, lepri, istrici, ghiri e faine tra i mammiferi, falchi, poiane, nibbi e la rarissima aquila reale tra i rapaci, oltre a picchi rossi, upupe, cuculi, numerose specie di uccelli passeriformi e di rettili, insetti e lepidotteri.

Molti dei percorsi proposti si snodano all'interno del Parco naturale regionale dell'Etna, istituito nel marzo del 1987 grazie alla legge regionale 98 del 1981 sulle aree protette, che ha dato vita anche al Parco dei Nebrodi e a quello delle Madonie.

Molteplici le possibilità escursionistiche, dal giro dell'Etna completo, lungo la pista forestale dell'altomontana, agli itinerari più o meno impegnativi di media quota nell'incontaminato versante occidentale del vulcano, ai tracciati più tecnici dei freeride e single-track sul quello orientale, ai percorsi fra sciare e grotte laviche del lato nord.

 


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Peloritani

I Peloritani, naturale prosecuzione dell'Appennino calabro, si innalzano senza dolcezza, raggiungendo ragguardevoli altitudini soprattutto nei massicci granitici della Rocca di Novara, detta anche il Cervino di Sicilia per l'inconfondibile sagoma aguzza.
Occupano l'intera porzione nord-orientale dell'isola; la pista di cresta, realizzata per ragioni militari all'inizio del secolo scorso dal Primo Reggimento del Genio Alpini, percorre tutta la catena fino a portella Mandrazzi offrendo panorami mozzafiato sui due mari, lo Ionio con l'Aspromonte in lontananza e il Tirreno fino alle isole Eolie, e a sud sulla valle del fiume Alcantara e la cima maestosa dell'Etna all'orizzonte.
La vegetazione è tipicamente mediterranea: la macchia (costituita da mirto, lentisco, carrubo, alloro ...), veramente rigogliosa, lascia il posto alle quote più alte a fitti boschi, e a quelle più basse agli alberi di agrumi che in primavera regalano il profumo inebriante della "zagara", il fiore d'arancio. Più a valle le profonde fiumare, che ne intagliano i ripidi versanti, si adagiano sui declivi aprendosi la strada verso la costa.

Oltre ai percorsi in cresta esistono numerosi itinerari (tutti abbastanza impegnativi) che si arrampicano fino in cima attraversando ambienti incontaminati tra faggete e castagneti secolari, torrenti e prati.

 


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Nebrodi

Il massiccio dei Nebrodi, con le sue vette dalle forme dolcemente modellate dominate dalla cima del Monte Soro (1847 m s.l.m.), si sviluppa fra le Madonie ad ovest e i Peloritani ad est, e ospita un parco fra i più estesi in Italia (oltre 85.000 ettari di superficie).
E' "un'isola nell'isola", come gli arabi amavano definire questo territorio sorprendente, ricco di boschi suggestivi, pascoli d'alta quota, laghi e torrenti, dominio di una natura rigogliosa in contrasto con l'abituale immagine di una Sicilia arida e bruciata dal sole.
Anticamente regno dei cerbiatti (nebros, in greco), conserva ancora un notevole patrimonio faunistico, costituito tra l'altro da volpi, istrici, donnole, martore, gatti selvatici, testuggini e oltre 150 specie di uccelli, tra i quali molti rapaci come la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, e alcuni dei pochi esemplari di aquile reali ancora presenti sull'isola, oltre ad aironi, germani reali ed altri uccelli acquatici che approfittano durante i voli migratori delle soste offerte dalle zone umide del lago Maulazzo e del Biviere di Cesarò.

La dorsale dei Nebrodi attraversa tutta l'area protetta per circa 70 km, da Serra Merio, nel comune di Mistretta, fino a Portella Dagara, nel comune di Floresta. E' un lungo itinerario escursionistico che interessa gli ambienti più incontaminati del parco, intercettando lungo il percorso le strade che conducono ai paesini medievali che costellano il territorio, ricchi di antiche tradizioni. Le alternative possibili sono moltissime, dal percorso medio/facile all'impegnativo, ognuno diverso dall'altro per la straordinaria varietà dei paesaggi incontrati in queste zone.

 


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Valle dell'Alcantara

La Valle dell'Alcantara copre una superficie di circa 573 kmq; il fiume, che nasce nei pressi del paese di Floresta, scorre tra il massiccio vulcanico etneo a sud e le propaggini meridionali dei monti Nebrodi e Peloritani a nord, raggiungendo il mar Jonio dopo circa 52 km, nel territorio di Giardini Naxos, presso Taormina, dopo aver attraversato le campate del famoso ponte di origine araba "Al qantar" (il ponte), dal quale derivò il nome di questo meraviglioso corso d'acqua, corridoio ecologico di una vera e propria "Valle delle meraviglie".
Famosa per le "Gole", spettacolari sculture della natura create da eventi geologici e geotermici ormai lontani nel tempo, la valle riserva molte altre sorprese, offrendo paesaggi sempre diversi e numerose testimonianze che le culture greco-calcidese, arabo-bizantina e normanna hanno lasciato in questi luoghi.
La macchia mediterranea caratterizza prevalentemente l'ambiente fluviale ripario; orchidee, anemoni, cisti, viole e papaveri, arbusti di oleandro, salice bianco, fichidindia selvatici e poi ancora olmi, ontani, betulle, pioppi colorano questo mondo variopinto, mentre fra le faggete secolari del tratto montano, in prossimità della sorgente, alla confluenza con il parco dei Nebrodi, non è raro imbattersi in uccelli rapaci che raggiungono l'Alcantara a caccia di cibo.

Trazzere, strade interpoderali, ex tracciati ferroviari attraversano questi splendidi ambienti, protetti dal 2001, anno in cui è stato istituito il Parco fluviale dell'Alcantara.

 


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Erei e dintorni

La leggenda narra che la giovane Persefone venne rapita da Ade, dio degli Inferi, mentre raccoglieva fiori sulle rive del lago di Pergusa, nei pressi di Enna. Quello che doveva essere un paradiso in terra adesso è purtroppo uno specchio d'acqua contornato da un circuito automobilistico, ma nonostante le inevitabili contaminazioni del progresso il centro dell'isola conserva tuttora il fascino dell'immagine classica della Sicilia, con i dolci paesaggi ondulati e le città abbarbicate in cima alle rocche.
Le altimetrie sono modeste: gli Erei non superano i 1192 metri del monte Altesina, mentre si mantengono fra i 500 e i 700 metri le colline del cosiddetto altopiano Solfifero, ricco di giacimenti di zolfo e di gesso, intensamente sfruttati fino a poco tempo fa.

Il parco minerario di Floristella-Grottacalda, 400 ettari accessibili alle bici, documenta attraverso i suoi reperti di archeologia industriale un'attività che ha segnato la vita e il destino di questi luoghi, offrendo tra l'altro lo spunto per belle escursioni nei dintorni, mentre numerose testimonianze lasciate dagli antichi abitanti della regione, come la villa romana del Casale, famosa per i mosaici, e gli scavi archeologici di Morgantina, sono raggiungibili percorrendo i facili sentieri che seguono i tracciati di vecchie tratte ferroviarie.
Fra Agrigento e Trapani i rilievi dei monti Sicani  (M. Cammarata, 1579 m) incorniciano un territorio noto per la magnificenza delle rovine di templi e città del passato e per scogliere e spiagge immacolate.

 


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Iblei e siracusano

Il territorio a sud-est di Catania, nelle province di Siracusa e Ragusa, oltre a raccogliere la gran parte dei monumenti del barocco siciliano, riconosciuto recentemente dall'Unesco "Bene dell'Umanità", è prodigo di itinerari di grande pregio naturalistico.
Il tavolato Ibleo, con le vecchie case di campagna e i muretti a secco che delimitano campi e pascoli fra carrubi, ulivi e mandorli, acquista in primavera gli stupendi colori di uno scenario dalla bellezza antica; i numerosi corsi d'acqua hanno inciso nel calcare le caratteristiche "cave" o "canyons", che offrono i paesaggi più incantati nella riserva di Cavagrande del Cassibile e in quella dell'Anapo-Pantalica, percorsa dalla vecchia tratta ferroviaria oggi dismessa.
Bianche scogliere e spiagge di finissima sabbia completano lo spettacolo.

Nonostante il profilo montuoso dolce e con altezze sempre inferiori ai 1000 m, la scelta dei percorsi spazia dal facile (nel fondo delle valli, lungo il mare) all'impegnativo (su e giù per le cave, e in mezzo alle sugherete ancora rigogliose in alcune zone); non mancano neppure tracciati "freeride" da veri intenditori.

 


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Madonie e dintorni

Le Caronie, antico nome dei Monti Nebrodi, lasciano il posto verso occidente alle Madonie, un vero paradiso botanico (Parco dal 1989) che ospita più della metà delle specie vegetali siciliane, tra le quali parecchie endemiche, come l'"Abies Nebrodensis", relitto di antiche glaciazioni, oltre a quasi tutti i rappresentanti di uccelli e mammiferi presenti sull'isola.
La fascia costiera, protetta dai venti africani e ricca di uliveti secolari, sughereti, castagneti, querceti, frassini da manna e imponenti agrifogli; l'aspra catena montuosa, le cui vette raggiungono i 1.979 m di quota; il versante meridionale, spoglio e assolato o verdeggiante al ritmo dell'alternarsi delle stagioni, disegnano un paesaggio maestoso e spettacolare, sempre vario e adatto a tutti i tipi di itinerari possibili.

Proseguendo in direzione di Palermo, il Bosco della Ficuzza - riserva di caccia del re Ferdinando di Borbone - conserva ancora una "foresta naturale" fra le più belle della Sicilia e con i suoi 5000 ettari di superficie sicuramente la più vasta della porzione occidentale dell'isola. La Riserva naturale orientata comprende, oltre al bosco, il massiccio di Rocca Busambra, sulle cui alture dall'aspetto dolomitico nidifica ogni anno l'aquila reale, il bosco del Cappelliere e l'area dei laghetti naturali di Gorgo del Drago.
Poco lontano, lungo la costa, le Riserve naturali dello Zingaro e di Monte Cofano, il cui entroterra offre splendide opportunità pedalabili, fra antichi templi e terme naturali, vanno ricordate per l'incanto delle scogliere a precipizio su un mare indimenticabile, perfette per un tuffo rigenerante.

 


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